Storie vere

Claudio Onorato disegna le sue grandi composizioni ritagliando direttamente nel cartoncino nero, come se il taglierino fosse un sostituto della matita. Nella sua produzione recente, infatti, egli ha messo a punto una tecnica molto particolare di elaborazione delle proprie idee visive: non contento del supporto bidimensionale della tela o della carta, ha cominciato ad entrare dentro la carta, a ritagliarvi le proprie sagome, ottenendo una impostazione fortemente grafica, in cui le figure hanno spessi bordi neri attraverso i quali passa l’aria. Con le sue composizioni giocose e affolatissime di personaggi, è come se Onorato ricamasse la carta su cui lavora, facendone una trama leggerissima, quasi effimera, da guardare da ambo i lati, quasi fossero delle grandi cancellate istoriate. Il fascino del suo lavoro, in fondo, è l’assoluta “immaterialità” del supporto che ospita l’immagine: potrebbe essere metallo traforato, tessuto oppure, quale è, carta o cartone, senza che le qualità visive dell’immagine, da un materiale all’altro, vengano mai meno. Il vero “re di Carta” (Galleria Cortina), come recita il titolo della recente monografia dedicata al suo lavoro, è Onorato stesso: un cutter come scettro, enormi fogli di carta come mappe su cui tracciare i confini di un regno di immagini che, in un ludico accumulo di oggetti e personaggi, interpretano bene la frenesia dei tempi moderni. Luca Pietro Nicoletti (Critico d’arte)